Lacernia - lesbiche mediterranee at work
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ordet61

Questa pag è dedicata interamente a un'amica, Ordet 61, che ne disporrà come le pare, con tutti i materiali che le verrà in mente e desidererà inserire via via nel tempo. Sarò la tua fedele Bullonatrice, Ordet. Con vero orgoglio di poetesse italiane.

A brevissimo (ho già spedito le cianografiche corrette) esce il mio nuovo libro di poesie. In realtà è una ristampa del già esaurito e perciò introvabile "Il vino di quella cosa". Per fare una cosetta da collezione ci ho messo due poesie inedite, così è diverso dalla prima tiratura. Poi, sempre in gennaio, esce invece il mio libro nuovo, che non è di poesie, bensì è la storia della mia grande amicizia con un ragazzo ecc. ecc.
Vostra Ordet

con-tatti

1)
Io sono i morti.
Sapete, quelli del mio viso.
A fior di spada sull'acqua del secchio
a filo dello specchio riflessivo.
Sapete, il funerale del vivo.
Dove si impara a star forti.

31)
La mia vigliaccheria è un accento circonflesso
un parto sulle vocali.
Come in una favola di paura
mi è nato un maialino peloso.
Orribile figlio che strepita ossesso,
che lancia le acute strida.
La mia viltade merita solo una penna in mano,
qualcosa di ancor meno sano ma che almeno mi dicano brava.

53)
Ai tempi in cui si frugava il fegato
tutto faceva fuoco denso e dèi
i calcoli di povere galline
davano auspicio ai re di Babilonia.
Oggi, io penso, il mondo è un po' diverso
il senso è dato dall'interlinguaggio
il mal di bile è solo un mio privato
e Babilonia è un sito per i gay.

72)
Di tutti quelli che ho fatto innamorare
ricordo delle vocali malamente gettate,
"O" bolle di sapone lievitanti sotto il cappello
erano spesso inverni poetici di per sé
io l'antifemmina ribellavo come pane acido.
Nell'alcool del fermento si girava in due
a vedere l'altezza media proiettata su schermo
finché il treno veniva addosso come nello spavento
dei fratelli Lumière finendo il gioco; doveva cominciare
l'epopea dell'ultima arte, ma io lascio la sala.
Non resistevo neanche alla sequela di "E"
che per me sono il ritmo del parlare
sapone neutro, ce le avevano sulla giacca
me ne fregavo, per dirla volgarmente
io le mie idee sono tutte inventate.

75)
Tutti i luoghi in cui si può morire sono belli,
a cominciare dal tuo corpo.
Anche gli idiomi toltechi così dentali
e le piramidi mozze coi copricapi di sangue;
tutti i miei pappagalli sventati con cui proseguo
la cerca secolare, scampati alluragano, al diluvio
universale, a dirmi Terra promessa! ogni volta
che beccano loliva dellolivo miracolato;
la nube della parola meccanica tenuta viva dai loro cuori arruffati,
Loreto Loreto uccelletti ubriachi che emanate dalla mia pelle,
mandati a intercedere sul mare,
piccole ali, sulloceano scarlatto della notte in fiamme;
sulloceano verecondo della violenza infantile
dove tutto arrossava, giù verso le conche del vero
e della falsa maledizione!
Così ci ritrovammo
cresciuti, portati a trasformare la tenebra bollente
in quinte teatrali. (Così nacquero le piramidi).

98)
Ti faccio la cosa cattiva
ti faccio la cosa violenta
ti faccio la cosa aggressiva
ti faccio lamore del cane.

Lamore del cane ringhioso
lamore del cane bastardo
lamore del cane bugiardo
ti spalmo lamore redento.

Ti spalmo la crema da sole
ti spalmo la crema da vento
ti spalmo col miele dei vinti
ti vinco e ti copro di fiori.

Di fiori bucati e fuggenti
di fiori del bene e del male
di fiori dei morti lucenti
di gelidi fiori fulgenti.

La fredda corona di spine
la fredda corrente dellacqua
la fredda signora bambina
ti bacia ti ride ti uccide.

104)
Sono persa, rovinosa.
La mia ventura sarebbe il fuoco.
O la riuscita strana della vita,
la comprensione attonita.
Dico ventura come a dir fortuna,
tracce di umanità sotto il commercio
la verità che cova nella bottiglia.
Bimbe mai spose, commesse,
oh ragazze belline biondine,
sembrate francobolli di e-mail.
Vi bacerei senza niente.

0)
Non va dimenticato
che ognuno ha la sua testa
e alla sua testa offre,
giullare scellerato,
il tributo salato dell'errore
(per far ridere il re, che è senza cuore).

10)
ANORESSICA

Io dico che hai deviato in nomine patris
e lancio la forchetta sull'abulia:
mania da assiderati, voglia di abbraccio
il getto del cucchiaio e del coltello
e tutte le altre cose da buttar via.
Tu vedo che lavori oscuri sensi
e succhi il labbro di nascosto al mondo
nello sprofondo delle quattro ossa
e pensi che non pensi come voli
e credi che non credi come suoli
e di solito voli ben più in alto
con gli aghi delle flebo nelle mani
dentro i flebili denti delle fami
sentendo solo oppio i quattro morsi.

16)
Cosa pensi, Cristoforo Palombo?
I regnanti di Ispagna ti han negato
le loro miserabili barchette,
e tu sei qui, infante malfidato,
su e giù a passi di falco per vie strette.
L'umida aria delle città vecchie
gira bassa, e ti schiaccia nelle orecchie
l'ansioso motto della razza tua:
"Per noi il naufragio è non poter salpare".
Ma quale scelta orienta la prua?
Che tempo ha la canzone del mare?
Le mani in tasca chincagliano al freddo:
nell'interiorità della tua blusa
tinnan tondini di fusione ottusa,
di bassa lega: monete di piombo.



17)
Io non sono un piccione mattutino
unica stolida presenza della natura
a pulsare garrire sporcare l'aiuola morta
con rapidi riflessi non sono un animale
che la città ti ignora, piccione,
dicono che porti le malattie.
Entrambi siamo qui con tutto il vino
rovesciato e il pane degli albanesi
torniamo in pochi passi all'altare
con le zampe scarlatte color del sangue
(ahi mia madre) il collo smeraldino metallico
(ahi mio padre) piccionaccio
non ti mangiano neanche
ti inghiotto solo io solitaria
perché ho la fame d'aria del mattino.

32)
Amore, perdoniamo alla triste vita
alla chiamata isterica dei sei anni
con il suo squillo giallo nervosamato
come un limone agro sopra le labbra.
Che non si sappia mai perché la bieca
raffia di vento porta via il cappello,
quello più bello che ti stava bene:
lascia che la pellicola s'infiammi!
E forse proprio nel momento esatto
che si accende la luce di rottura
e il cinema Tre Soldi tira gusci
incontrerai il mio sguardo innamorato.

33)
RAINY SPRINGTIME

malinconia corrente
come sul tuo stremo ossuto
andando a ricordare giustamente
siamo cani randagi sotto stelle a guinzaglio,
un muso ruvido nei vagiti rosaviola dell'alba
ritmando a passo vagato la volta infinita
cantando la quadriglia come asini da baracca -
vita, ragli fuggiaschi - e poi guardare
la trottola che s'ammacca su un niente d'erba:
malia d'amore, rovesci, rivoluzione su dita.

34)
L'amore è un ossicino
infilzato nella trachea.
Siamo tutti antropofagi
ma qualche volta
un mignolo zingaro
ci va di traverso.

35)
Spero l'asso di cuori
la fortuna ribalda nella nebbia
che è poi la protezione girovaga.
Quattro muri vicini, brutto stare,
rumore della pressa industriale
che è poi la tua ossessione legale.
Allora qual è reale fra le due veglie?
Quell'acqua verde che di notte manda astronavi
oppure un buon modello di invecchiamento,
persona in botte di rovere sul Naviglio?
Qui il gioco a carte è buono per la forca,
sei matta, Anna, segui la tua arte,
va' pure a piedi nudi, muori fuori.

47) (canzone)
Al carnevale dei morti
con la frusta sulle spalle
con le mascelle schioccanti
si va avanti, si va avanti.
Al carnevale dei morti
con la bocca piena di schiuma
si grida a chi vuol sentire
che il giorno sta per finire.

E masticando la pelle
di Pasolini e Calvino
ci si rannicchia vicino
si brucia sempre di più
di fuoco fatuo
di veto vacuo
di verde incenso nero fumo
arancio viola mondo fuoco fatuo.

Il carnevale dei morti
io l'ho voluto osservare
mi hanno travolto schianto d'ossa
e frastuono di fanfare;
mi hanno coperto le guance
con pagine di giornale
le fluttuazioni d'idee
per portarmi a dialogare.

E commentando la bile
di un familiare assassino
ci si distende vicino
si brucia sempre di più
di fuoco fatuo
di veto vacuo
di verde incenso nero fumo
arancio viola mondo fuoco fatuo.

Notizie dal carnevale
notizie dalla città
che danza sotto le scale
e che si guarda invecchiare
all'eco di spari e botti
di mille fucilazioni
nelle magnifiche sorti
del carnevale dei morti.

E leggendo di violenza
falcidiata sui bambini
ci si scopa tra vicini
si brucia sempre di più
di fuoco fatuo
di veto vacuo
di verde incenso nero fumo
arancio viola mondo fuoco fatuo.


48)
Gli appartamenti sono un caso
lascia sorgere il sole e vedrai
lascia due, tre, sette notti
che ti passino sopra con gli occhi aperti verso la fine
mostrando un canto misterioso che poi si azzera.

Chi ha detto tu vai in alto e tu in basso,
qui c'è il motore e qui l'aereo, qui il filo?
Un calcolo di mutui dopo la guerra,
dei matrimoni, certamente qualche sorriso
e qualche danza. Ma chi parlava?

E' un caso abitare ovunque,
essere o avere figli, tu non dormi, signora, lo sai,
i nomi longobardi delle strade statali
sono un tappeto di gas, di petrolio
eppure qualcosa vola nel buio.

Cosa vorrebbe tutto questo destino
fragile come un petalo volante
ma così vivo da vedere
lo sbotto rosso su una lastra di ghiaccio,
che cosa altro? Perché le case rubano il sonno?

I DELITTI DEL LITORALE

Con i più mesti accenti
dice: Non mi gettare.Batte la pietra orrenda del mio cuore,lo strofinaccio al sangue.
***Paesaggio: raffinerie, istituto,tonnara e prostitute di passaggio.
Calamità: la frana delle gomme,
pestaggio per i falò,
olio assorbito dai sabbioni.
Finale: la luce intermittente
dove si sente l'umido alle tempie.

***

Io la pistola in bocca
volevo metterla anche a me stesso
ma aspettavo per sfida.
Ora ci siete
sto zitto
sono lamiera, sono un asso di picche.

109)
Sono Elvis Presley sanguinante su un quadro,
la statuina che piange rosso alla fiera
con il fucile da cowboy, la chitarra bassa

il mio disinteresse per l'Iraq
potrebbe avere la voce di velluto dei camion
sono Elvis Presley alle Hawaii
un dio d'America, veramente,
c'è chi dice che non sono mai morto
invece sono scoppiato come un peggiore
ho perso sbudellato sul tappeto di dollari
mi sono reso umano come Gesù,
sceso dal regno e morto per terra,
trovato gonfio, livido e pieno d'alcool
sono schiattato come una troia
questo è stato il mio sacrificio.

Ecco, la già poca innocenza del mio paese
si concentrava nel mio cantare più bello.

Io taccio da vent'anni spampanato dai vermi
ma stamattina mi alzo
ritrovo subito tutto rivivo per quel che sono come Pop Art
un niente, un artista, un vuoto,
l'americano medio con la chitarra, stolido e stallone
che vi ha amato e vi ha mostrato la faccia;
io sono il vostro Cristo scemo e fratello
che vi riempì di bellezza con la sua voce.
Vi baciavate in macchina, sulla spiaggia.

Sono risorto un momento per dirvi Stop war, boys.
Non ci andate, in Asia. NO WAR.

112)
L'efebo che allietava le notti del miliardario,
diciotto anni, viziato in un ridere sciocco,
e compiaciuto si dava il kajal sugli occhi
lo specchio dargento antico di Babilonia
gli rifletteva un sé svenevole ed eccitante
e aveva una madre addolorata e quattro sorelle e sei fratelli
quasi tutti combattenti, e il padre laveva cacciato a frustate;
si accarezzava facendo il bagno, e il suo padrone ed amante
se lo inculava ogni sera e lo lambiva fra velluti,
gli aveva regalato due cavalli e una volta laveva portato
al casinò a Kuwait City ma poi a momenti
scoppiava di gelosia e dalla rabbia aveva perso un miliardo,
perché tutti lo guardavano allora lo riportò indietro
la notte lo legò e fino all'alba seminò su di lui;
il femminello era felice di far godere il suo scià
e di giorno provare tutti i profumi con le donne,
e di nascosto a volte portava soldi alla sorella minore.
Un frammento metallico gli ha spaccato il costato,
lha spazzato dal mondo mentre cadeva il palazzo,
né religioso né soldato, la checca di un petroliere
durante linvasione dell'Iraq 2003.

113)
L'energia si alimenta per ritenzione,
ma il mondo procede con dispersione di liquidi
Coca Cola, torrenti, sperma,
i rivoli carsici che si interrano
il mondo cede sudando, piovendo,
è sangue permanente, olio di seme,
doliva, di macchina,
il mondo scivola sul petrolio,
è mare verde che affonda, inonda
la Madonna, la gatta,
ogni femmina viva allatta la terra,
(io sto atterrita nel liquor
che scorre tenebroso nei canali linfatici
si perde dentro le ossa)
il mondo sputa e sbava e beve
i distillati violenti, la bile,
il nero dal fegato, la grappa,
e ha fatto l'alcool dalle bucce dei frutti,
dal cuore dellagave, le patate,
il grano, luva, le prugne,
il mais, la genziana, le spine,
quasi ogni foglia si è resa etilica
il mondo secerne umori
oscuramente amniotico, minerale,
animale, vegetale, mucoso
(chiara duovo, benzina, acqua)
non capisco se andremo
a fuoco o se annegheremo.

115)
SAVONA DOPO LA NOTTE

Garibaldi era di bronzo sul mare
mentre il rosa sciabolava laurora
lorizzonte sulle navi-carbone
e il cavallo sognava dell'Italia

Garibaldi con berretto e pastrano
quando nel vento di quel belvedere
io arrivai come un tenero fantasma
e il cavallo sognava la mia vita.


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